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Calcio e poesia

Aggiornamento: 29 giu 2022

Il calcio, si sa, affascina tutti. Anche i poeti! Trovo davvero bella questa poesia di Saba dal titolo GOAL:


Il portiere caduto alla difesa

ultima vana, contro terra cela

la faccia, a non veder l’amara luce.

Il compagno in ginocchio che l’induce,

con parole e con mano, a rilevarsi,

scopre pieni di lacrime i suoi occhi.

La folla- unita ebrezza - par trabocchi

nel campo. Intorno al vincitore stanno,

al suo collo si gettano i fratelli.

Pochi momenti come questo belli,

a quanti l’odio consuma e l’amore,

è dato, sotto il cielo, di vedere.

Presso la rete inviolata il portiere

- l’altro - è rimasto. Ma non la sua anima,

con la persona vi è rimasta sola.

La sua gioia si fa una capriola,

si fa baci che manda di lontano.

Della festa - egli dice - anch'io son parte.

Goal è la più significativa delle cinque poesie, composte tra il 1933 e il 1934, dedicate da Umberto Saba al gioco del calcio ed entrate a far parte del suo Canzoniere.


Il poeta triestino non era inizialmente un appassionato di calcio, ma, quando un amico gli regalò un biglietto per assistere a una partita della Triestina, trovò lo spettacolo così coinvolgente che da allora divenne tifoso della squadra della sua città.


Mai nessun poeta prima di lui aveva ritenuto il calcio degno di essere oggetto di una poesia o di una rappresentazione artistica; Saba invece voleva che la poesia si occupasse delle cose di tutti i giorni, si accostasse alla vita della gente comune, perché era convinto che anche dalle situazioni più banali potessero fiorire riflessioni più profonde sui sentimenti umani.


Il calcio era lo sport delle masse, il più amato dagli italiani, e in questo modo il poeta sentiva di creare un più forte legame di comunicazione con il lettore. Il suo linguaggio è semplice, proprio per diffondere il suo messaggio a un pubblico ampio e farsi comprendere da tutti.


La poesia ci conduce subito in mezzo al campo di calcio ed è divisa in tre strofe, ciascuna delle quali corrisponde a tre diversi momenti e sentimenti.


Nella prima il portiere, caduto nell’inutile tentativo di difendere la porta, nasconde la faccia a terra e, quando il compagno lo aiuta a rialzarsi, scopre che i suoi occhi sono pieni di lacrime, per il dolore e l’umiliazione.


Nella seconda vediamo invece la scena dal punto di vista della squadra che ha segnato: i giocatori esultano e abbracciano l’autore del goal e il pubblico li acclama e gioisce con loro in preda a una felicità incontenibile. Il poeta con grande sensibilità commenta che pochi sono i momenti di una gioia così pura per gli uomini, spesso oppressi dal peso della vita quotidiana con i suoi dolori.


Nella terza e ultima strofa, la situazione è vissuta attraverso lo sguardo dell’altro portiere, che è rimasto presso la porta inviolata della squadra vincente. Con il corpo è lontano dai compagni, ma la sua anima esulta con loro e la sua gioia si esprime con una capriola, con baci che manda da lontano, come per dire che anche lui partecipa al festeggiamento.


Attraverso tre punti di vista diversi Saba ci fa riflettere sul valore dell’amicizia e della solidarietà tra gli esseri umani e sull’importanza della condivisione per uscire dal senso di solitudine e di esclusione che tanto spesso lo rattristava.

Con l’ultimo verso “Anche io son parte” vuole dirci che i sentimenti come la felicità o il dolore sono nel cuore dell’uomo, che, spettatore o protagonista, ne è comunque partecipe. In questa poesia Saba si immedesima nel portiere della squadra vincente per far intendere al lettore che anche lui, in quel momento, si sentiva parte di qualcosa, proprio come il portiere alla fine dell’esultanza.


Il poeta, il cui nome deriva dal ebreo Sabam-pane, che indicava qualcosa di semplice, come le sue origini, ha avuto un infanzia molto triste.


Sua madre, di origine ebree, è stata abbandonata dal padre di Umberto quando lui era ancora un lattante e lei, che non era in grado di mantenere e curare il figlio, lo affidò a una balia a cui il poeta rimase molto affezionato e che considerava come una seconda madre.

Nel 1938, quando Mussolini emanò le leggi razziali, lui, sua madre e sua padre (furono trovati grazie ai registri ) rischiarono di finire nei campi di concentramento.

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