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Svezia e Finlandia entrano nella NATO: l’attacco alla Russia procede a oltranza

Questa potrebbe essere la goccia che farà traboccare il vaso dopo mesi di propaganda ed odio.


 

E' di questa mattina la notizia che il presidente della Turchia Erdogan, non certo uno stinco di santo, abbia cessato le ostilità relative all’ingresso di Svezia e Finlandia nell’ organizzazione del trattato nord atlantico. Una notizia che non è altro che la conferma, nel caso ce ne fosse ancora bisogno dopo le dichiarazioni di Draghi al G7, della volontà degli Stati Uniti e dei suoi alleati di provocare la Russia, al fine di portarci a una guerra mondiale.


E' chiaro che questa mossa non porterà a una buona reazione da parte del Cremlino, che ha gran parte della ragione in questa faccenda e che da mesi sarebbe disposto a terminare il conflitto, che però va avanti per via del continuo riarmo delle "milizie naziste" da parte dei membri UE e NATO.


Nella foto il presidente degli Stati Uniti e il commissario generale della Nato , il norvegese Jens Stoltenberg (ANSA).


In questa occasione Stoltenberg ha annunciato una frase priva di alcun significato reale che sembra andare di moda tra i propagandisti atlantisti:”La Russia rappresenta una minaccia per Finlandia e Svezia”. Questa frase maschera totalmente la realtà, come del resto hanno fatto fino ad oggi e si presume continueranno a fare i media, portando tutte le responsabilità del conflitto verso lo zar Putin, quando invece Putin stesso è stato accerchiato geograficamente, boicottato economicamente (vedi ad esempio il boicottaggio del vaccino Sputnik) e provocato più volte dalla Nato.


Questo modo di fare è molto arrogante e privo di ogni logica se non quella di portare il mondo sull’orlo di una guerra, come ha detto mesi fa il ministro degli esteri russo, che sarebbe combattuta nuclearmente e che risulterebbe quindi disastrosa; si fanno accuse assolutamente false alla Russia, le quali rispecchiano invece a pieno le responsabilità occidentali dalle quali si vuole evadere.


Del resto, della mentalità guerrafondaia dell’occidente ne sanno qualcosa l’Iraq, l’Afghanistan, il Vietnam… e sopratutto la Serbia (grande alleata storica sul piano geopolitico e culturale della Russia), che ha subito per tre mesi, nel 1999, i bombardamenti "umanitari" della Nato.


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